Andrea Crestani è un artista. Ma prima ancora è un creativo che, come tanti, conosce bene quel senso di vuoto davanti alla tela bianca.
Da alcuni mesi cercava qualcosa che parlasse di lui, del suo percorso come designer. Un oggetto in ceramica che fosse vero, semplice e radicale. Aveva in testa una forma: un cono. Solido, essenziale, con il quale sperimentare colori e disegni. Ma ogni idea sembrava forzata. Niente lo convinceva. Niente era “quel” pezzo.
Poi, una sera, rientrando nel suo studio dopo aver ospitato dei ragazzi di Glasgow, lo trova lì: un cono stradale. Messo nella libreria, come trofeo goliardico di una notte dopo un concerto dei Chemical Brothers.
Un gesto leggero, che ha aperto un varco profondo.
Andrea si ferma. Lo guarda. E sorride.
Quel cono era esattamente la forma che cercava.
Grezzo, industriale, simbolo universale di stabilità.
Era lì, davanti a lui, pronto a rinascere.
Per una volta, Andrea sceglie di non pensare troppo.
Ascolta quell’intuizione.
Prende quel cono, lo trasforma in uno stampo, e inizia a lavorare la ceramica.










